#5 | Di visto e aquile

Buonasera a tutti!
Vi scrivo in diretta dal mio dolcissimo letto, che non vedevo l’ora di rivedere dopo ben 15 ore.
Oggi infatti sono stata a Milano, e dopo tanti sbadigli, tanti sospiri, e altrettanti passi, mi hanno approvato il visto… yayyy!
Un riassunto del consolato? Patriottismo everywhere. (E va beh, ci sta anche, dai). Ma vi spiego  un po’ più dettagliatamente come vanno le cose lì: iniziamo dicendo che il consolato è vicinissimo alla stazione di Milano Centrale. Prendendo la METRO3 e scendendo (ergo uscendo) a Turati, vi troverete l’ambasciata proprio di fronte agli occhi. È difficile non notarla: già dal primo scalino dell’uscita della metro si vede l’immancabile bandiera americana. Qui si inizia: sulla destra dell’uscita c’è una tettoia sotto la quale bisogna fare la fila. A gruppi di quattro/cinque si viene poi chiamati poco più avanti, dove c’è un’altra fila creata da alcune transenne. Arrivati a questo punto, una guardia controlla i passaporti e segna che uno è effettivamente arrivato all’appuntamento. Tutti gli oggetti elettronici devono essere spenti e tenuti in mano. Ovviamente, dico ovviamente, può entrare solamente chi ha un vero e proprio appuntamento. Chi non c’entra, fuori. Non appena si entra nell’edificio, bisogna passare sotto il metal detector, ma prima bisogna lasciare tutti gli oggetti che si hanno in mano in una cassettina (quelle dell’aeroporto, per intenderci). Una volta passato il metal, si mette il cellulare in una cassetta di sicurezza, di cui si terranno le chiavi. Poi, sempre in gruppo, si prende l’ascensore fino al settimo piano. Qui sembrerà di essere alle poste: infatti si prende un ticket e si aspetta la chiamata del proprio turno allo sportello. La prima chiamata sarà per la consegna di tutti i documenti (ds-160, ds-2019, sevis, passaporto…) e una firmetta, la seconda per le impronte digitali (prima le quattro dita della mano sinistra, poi la destra, e per ultimi i due pollici insieme) e la terza ed ultima sarà il colloquio col console (o nel mio caso vice-console). In inglese? Dipende. Non so da cosa in realtà, so solo che alle ragazze che l’hanno fatto prima di me hanno parlato in inglese, mentre a me in italiano. Fanno alcune semplici domande, come: “Starai via un anno?”, “Dove andrai?”, “I tuoi parenti staranno tutti in Italia?”, o “Quando tornerai dovrai fare il quinto anno?”, per poi dirti che il visto è stato approvato.
Ecco tutto quello che avevo da dirvi. Sto davvero morendo di sonno. Per qualsiasi dubbio potete commentare qui sotto, o visitarmi nei social.
Buonanotte,

Exaifos

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...